CSRD: tutto quello che devi sapere
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è la più grande revisione del reporting di sostenibilità nell’UE da un decennio. Sostituisce la NFRD e amplia significativamente il perimetro — da circa 11.700 aziende a circa 50.000. Se la tua azienda rientra nel perimetro, è il momento di prepararsi. Ecco i punti chiave.
1. Cos’è la CSRD?
La CSRD è la direttiva europea sul reporting di sostenibilità. Obbliga le aziende interessate a pubblicare informazioni dettagliate su temi ambientali, sociali e di governance — seguendo gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). Il reporting fa parte della relazione sulla gestione ed è verificato esternamente.
2. Chi è coinvolto e quando?
Il perimetro si apre per fasi:
- 2025 (per l’esercizio 2024): grandi aziende di interesse pubblico con più di 500 dipendenti (quelle già sotto NFRD).
- 2026 (FY 2025): grandi aziende che soddisfano almeno due dei tre criteri: >250 dipendenti, >50 milioni di euro di fatturato, >25 milioni di euro di bilancio.
- 2027 (FY 2026): PMI quotate (con opzione di rinvio).
- 2029 (FY 2028): aziende extra-UE con >150 milioni di euro di fatturato nell’UE e almeno una controllata UE rilevante.
3. Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS)
Gli ESRS sono la spina dorsale metodologica della CSRD. Coprono 12 standard su tre dimensioni:
- Ambiente (E1–E5): cambiamento climatico, inquinamento, acqua, biodiversità, economia circolare.
- Sociale (S1–S4): forza lavoro propria, forza lavoro della catena del valore, comunità coinvolte, consumatori e utenti finali.
- Governance (G1): condotta aziendale.
Più due standard trasversali (ESRS 1 e 2) su principi generali e disclosure generali.
4. Doppia materialità — il cuore della CSRD
La CSRD rende obbligatoria l’analisi di doppia materialità. Le aziende riportano su:
- Materialità d’impatto: che impatto ha l’azienda sulle persone e sull’ambiente? (prospettiva inside-out)
- Materialità finanziaria: quali rischi e opportunità di sostenibilità impattano sull’azienda? (prospettiva outside-in)
L’analisi di doppia materialità determina quali standard e data point devono essere riportati. Senza, non c’è un reporting CSRD valido.
5. Dati quantitativi dettagliati
La CSRD richiede di riportare molti più data point quantitativi rispetto alla NFRD:
- Emissioni di gas serra Scope 1, 2 e 3.
- Obiettivi di riduzione e piani di decarbonizzazione.
- Metriche sul personale per genere, età, retribuzione, formazione.
- Rischi e opportunità climatiche (allineati al TCFD).
- Allineamento alla EU Taxonomy.
6. Audit esterno obbligatorio
Il report CSRD è soggetto a revisione esterna. All’inizio in limited assurance, poi gradualmente in reasonable assurance. Questo alza i requisiti su qualità dei dati, audit trail e documentazione metodologica — e rende quasi indispensabili piattaforme software audit-ready.
7. Formato digitale — ESEF
Il report CSRD è pubblicato in formato digitale strutturato (ESEF/XHTML) con tagging XBRL. Questo permette a investitori, regolatori e stakeholder di processare e analizzare i dati su larga scala.
8. Come prepararsi
- Gap analysis: quali data point mancano, quali processi vanno costruiti?
- Analisi di doppia materialità: il prima possibile, con gli stakeholder.
- Software ESG: una piattaforma che copra CCF + ESRS + audit trail. (Sì, today.green fa esattamente questo.)
- Onboarding fornitori: Scope 3 e la catena del valore sono i pesi massimi — inizia presto.
- Engagement del consiglio: la CSRD è un tema da consiglio di amministrazione. Senza uno sponsor a livello di consiglio nessun progetto CSRD atterra pulito.
In conclusione
La CSRD alza l’asticella — ma rimette anche ordine in un campo prima difficile da confrontare. Le aziende che si muovono per tempo guadagnano tre cose: una compliance pulita, decisioni meglio informate e la fiducia di banche, clienti e investitori. Chi rimanda all’ultimo trimestre paga il doppio — e, in molti casi, non riesce a chiudere in tempo.

